lunedì 28 maggio 2007

"Il coraggio di essere DINK" - il libro

Sottotitolo: "Vizi e virtù della “coppia single”

Autore: Michela Pettinà
Anno: 2006
Editore: Effedue Edizioni
Prezzo: € 10

L’uomo e la donna dink vengono spiati nelle loro vicissitudini quotidiane, dalle carambole nel traffico per schivare i monovolume delle mamme “pargolo-dipendenti”, alle transumanze del sabato, alla ricerca dell’outlet più trendy e al contempo più conveniente.

Sempre insieme, almeno per quanto gli impegni professionali possano loro permettere, organizzano spesa, week end, vacanze, e persino il loro matrimonio, con l’ausilio di computer portatile e funzioni matematiche, convinti, spesso a torto, di riuscire ad evitare quegli inconvenienti che la vita immancabilmente riserva a chiunque.

Con brevi intrusioni nella loro vita ad “alto livello reddituale”, il libro racconta le loro nevrosi di coppia perfetta e quelle, anche più complesse, del vario genere umano con cui vengono in contatto.

"Molte persone, soprattutto donne, non hanno ancora capito che si può essere felici, da sposati, anche senza sfornare un pargoletto entro i primi due mesi di convivenza. Non che il libro, comunque, voglia essere il manifesto di una qualsivoglia teoria di “supercoppia”: racconta semplicemente come vivono e si divertono i dink, senza pannolini da cambiare, bimbi da portare al mare “perché c’è lo iodio” o ingombranti monovolume, tappezzati di Titti e Topolino, da parcheggiare...

I dink, pur con le loro schizofrenie, vivono un rapporto di coppia molto equilibrato e soddisfacente, come invece non capita a molte famiglie con figli a carico. Questo non vuol dire che chi è dink per i primi anni di matrimonio sia destinato ad esserlo per tutta la vita, ma certo aver avuto una luna di miele di una mezza dozzina d’anni o più aiuta molto quando si decide di ascoltare l’orologio biologico”.

L'importanza di viaggiare leggeri

L'intero articolo lo potete leggere su:

http://www.caffeeuropa.it/attualita02/141trentenni-leggeri.html

Di seguito alcuni estratti:

"E' stato un vero e proprio outing, quello di Gabriele Romagnoli: sulle pagine de la Repubblica il giornalista e scrittore è uscito allo scoperto rivelandosi non già gay o sangue misto, ma Dink, cioé la metà maschile di una coppia con doppio reddito e senza bambini, e soprattutto membro di una comunità sempre crescente di trenta-quarantenni (Romagnoli sta proprio sulla cuspide) che hanno fatto analoghe scelte di vita...

Prima di dire che la scelta di non avere figli sia solo una questione di egoismo bisogna guardare alle altre motivazioni" esordisce Romagnoli. "Certo, molti dei Dink che vedo intorno a me hanno privilegiato la carriera rispetto alla vita privata, ma c'è anche altro, ad esempio il terrore di mettere al mondo bambini in un mondo peggiore, un terrore che non è mai stato vero come adesso. La mia è una generazione più consapevole, il nuovo che avanzava ci ha davvero spaventato.

In più abbiamo fatto un esame di coscienza e abbiamo ammesso una nostra inadeguatezza al ruolo di genitore, almeno per ora. Perché assumersi questa responsabilità col rischio di sbagliare? Non c'è bisogno di fare figli quando uno sa di non avere il tipo di situazione domestica o lavorativa nella quale un bambino può crescere. Di fronte a questa consapevolezza rinviare è anche una questione di saggezza....

Quasi tutte quelle che conosco vengono da mondi molto lontani fra loro, hanno opinioni diverse, non sono uniformi, mentre la coppia che si riproduce condivide un universo, crede che moglie e buoi debbano essere dei paesi tuoi, ha una stessa opinione politica. Ma nella coppia Dink paradossalmente ci sono meno conflitti, perché l'uno è interessato al mondo dell'altro, trovi persone new age che convivono con materialisti convinti, non per mancanza di personalità, ma per interesse verso una persona completamente diversa. Credo che stare con una persona che proviene da un altro mondo, che ha un'altra visione rispetto a quella da cui provieni tu, sia una forma di arricchimento. Alla sera non si parla sempre della stessa cosa. I Dink sono più aperti, e hanno trovato l'altra metà della mela."

venerdì 2 marzo 2007

Articolo "a favore" pubblicato su Dweb (Repubblica)

L'intero articolo lo potete leggere su:

www.dweb.repubblica.it/dweb/2001/12/23/attualita/attualita/066str23266.html

Di seguito alcuni estratti:

"...I figli non sono più, da tempo, ciò che tiene in vita le coppie, anzi...Possiamo considerare i Dink come solide avanguardie del futuro", osserva Francesco Morace, sociologo, presidente del Future Trend Lab di Milano. "Fanno parte delle 567 mila coppie che al 1998, secondo l'Istat, non avevano mai procreato", scrive Fiammetta Bonazzi nel libro "Dink, Doppio reddito niente bambini" (Castelvecchi). In Europa, i Dink rappresentano un nuovo ceto di riferimento sociale e consumistico. Un'indagine Eurostat condotta su 148 milioni di famiglie dell'Ue indicava già nel 1994 che le coppie senza figli, indipendentemente dalle cause, erano pari al 19%. Ovvero quasi un nucleo su cinque, con punte del 24% in Germania, del 22% in Gran Bretagna, del 21% in Francia, mentre l'Italia presentava un 14%. La novità è nel vivere l'assenza di prole in modo trionfante, piuttosto che come una mancanza o un fallimento. Ma anche nell'avere doppia carriera e doppio reddito. "Un famiglia centrata solo sui partner", sottolinea Saraceno, "che rispecchia la convinzione di poter avere i figli quando si vuole. Quello che colpisce non è tanto che i due aspettino a diventare genitori, ma che dicano: 'Prima voglio fare questo, questo e quest'altro ancora'. Non si tratta solo di legittime strategie rispetto alla carriera, specie per le donne che altrimenti rischierebbero di perdere il treno, ma soprattutto di: 'Voglio fare cose che mi divertano'. Un atteggiamento più esplicito di qualche decennio fa. Ma forse, allora, eravamo più fasulle. Volevamo lo stesso non avere figli e fare quello che ci piaceva, ma avevamo bisogno di motivazioni nobili, come l'impegno politico". Comunque adesso, molto più che negli anni Sessanta, la situazione normale è essere infecondi. "L'uso dei contraccettivi è ormai così diffuso", insiste Saraceno, "che tornare alla fecondità deve essere una scelta intenzionale. C'è dunque un sovraccarico di decisionalità. Quand'è che sono pronta?". Un'evoluzione femminile che, secondo Fiammetta Bonazzi, coglie di sorpresa il maschio, costretto ad avere a che fare con una donna responsabile di se stessa, della famiglia, del lavoro. La situazione lo ha lasciato disorientato: non più pater familias ma amico. "Nella classica coppia Dink, entrambi i partner sono sicuri della loro scelta", continua Bonazzi. "La sessualità è molto importante perché fa parte della componente ludica, giocosa, che è alla base dell'intesa. Quando va in crisi, viene meno una componente fondamentale. Sotto questo aspetto, la coppia Dink è molto impegnativa: richiede di essere continuamente vivificata, rigenerata, ricreata". I due sono felici? "Sì, finché riescono a ignorare i modelli culturali dominanti. Finché sanno tenere alta la loro scelta con leggerezza. Finché rimangono liberi di testa, capaci di vivere nel presente". Vivere nel presente? "Sì, perché tutto quello che li sposta verso obbiettivi futuri, un po' li spaventa. Non a caso i Dink sono innamorati di Internet, il regno del non tempo. La Rete è uno specchio del nostro mondo, dove però non esistono passato né futuro. C'è, in queste persone, la convinzione che, grazie alle nuove tecnologie, il figlio si possa fare sempre più in là, che ci si possa clonare, o comunque riprodurre in modi non tradizionali, slegati dai condizionamenti biologici". Il loro identikit? "Tra i 30 e i 50 anni, metropolitani, del nord, laureati spesso con master, ad alto reddito, viaggiatori indefessi, curiosi..."

venerdì 23 febbraio 2007

Articolo contro le coppie DINK

Partiamo da qui...

vi sottopongo all'attenzione questo articolo che ho trovato in Rete non favorevole alle coppie DINK,

ditemi la vostra...

www.caffeeuropa.it/attualita02/141trentenni-bonazzi.html

"Dink è uno dei milioni di acronimi con i quali gruppi di esseri umani sono stati catalogati da sociologi e mass media, e sta per "double income no kids", ovvero "doppio reddito niente bambini". A dire il vero, i Dink non sono una vera e propria generazione, anche se la maggior parte di loro viaggiano fra i trenta e i quarant'anni, e comunque hanno fatto in quel periodo la loro particolare scelta di vita. Più che l'età, li accomuna una predisposizione mentale, un "territorio valoriale", come l'ha definito il sociologo Francesco Morace..."





Il primo blog dedicato alle coppie DINK italiane

Primo blog italiano dedicato alle coppie Double Income No Kids (doppio reddito niente figli) creato da un uomo che sta vivendo (serenamente) questa condizione.

La frase "Think Dink" non vuole essere un invito generalizzato a vivere la vita secondo questo status, ma solo l'invito a non considerare questa condizione (definitiva o temporanea) in modo negativo e goderne appieno degli enormi vantaggi che può offrire ad una coppia rispetto ad una condizione "tradizionale".

Invito più persone possibili a dire la loro in merito, sia che vivano questa condizione per scelta, sia che lo facciano per necessità.